COVID-19. NurSind Sardegna diffida regione: urgenti i tamponi per il personale sanitario e protezioni idonee. Pronti a chiedere i danni

“Omissione di idonee misure di contenimento del contagio, del monitoraggio degli operatori sanitari positivi (tamponi), e insufficienza dei dispositivi di protezione”.

Si legge questo, in estrema sintesi, nella lettera di diffida che il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, scrive e indirizza alla Regione, alle Aziende ospedaliere, e per conoscenza anche al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro Roberto Speranza.

“Il Coordinamento Regionale NurSind Sardegna – ha detto il rapprsentante Fabrizio Anedda – tramite le singole segreterie provinciali dell’isola, ha ricevuto innumerevoli segnalazioni da parte del personale sanitario sull’omissione di idonee misure per il contenimento del contagio, presso le strutture sanitarie regionali e provinciali, e in particolare sull’omissione del monitoraggio dei sanitari positivi, oltre l’ormai accertata insufficienza o assenza di DPI.

In tutta la Sardegna si registra l’assoluta insufficienza dei dispositivi di cui i professionisti devono essere assolutamente e necessariamente dotati per prevenire il contagio da coronavirus: visiere facciali, scafandri, sovracamici impermeabili, mascherine FFP2-FFP3, occhiali a ventosa, guanti lunghi, calzari lunghi, mascherine chirurgiche e disinfettanti idonei al lavaggio e disinfezione mani.
In sintesi direi che si omette così di assicurare le tutele contemplate dal D.lgs 81/2008, riguardante la sicurezza sui luoghi di lavoro“.

Le mascherine, la violazione delle norme. Nella lettera un paragrafo è interamente dedicato alle (ormai famose) mascherine, simbolo della protezione di base, e si sottolinea che “le singole Aziende non possono limitarsi alla distribuzione delle “mascherine filtra batteri” il cui utilizzo non è atto a proteggere dal rischio di contagio il personale sanitario che si trova in contatto con pazienti, che potrebbero eventualmente essere affetti da Covid-19, virus almeno 100 volte più piccolo di un normale batterio. Non a caso lo stesso Ministero della Salute – con circolare 5443/2020 – prescrive l’uso di mascherine del tipo FFP2 e FFP3”. Ecco perché il sindacato rileva la violazione delle norme e la rilevanza penale delle condotte omissive dei responsabili e dirigenti delle singole Aziende che potrebbero integrare gli estremi dei reati di cui all’art. 452 c.p., per colposa diffusione dell’epidemia e degli artt. 582 per tentate lesioni e 589 per omicidio colposo)”.

Appello al Presidente della Regione e all’assessore della Sanità. Il sindacato chiede che la Regione intervenga senza indugio nell’organizzazione e apertura di Laboratori idonei a effettuare test diagnostici in numero sufficiente alle necessità del personale sanitario dell’intera Regione, e a controllare e vigilare che in tutte le Aziende sanitarie regionali vi sia il rispetto della normativa di emergenza. 

“Nella lettera che abbiamo inviato – ha proseguito Anedda – chiediamo il rispetto puntuale della normativa di riferimento specie in questo contesto emergenziale, ma soprattutto che vengano adottate adeguate misure di contenimento del contagio. 
E’ necessario che vengano richieste con urgenza e senza ulteriori ritardi i test diagnostici Covid-19 per tutto il personale che ha comunicato contatti stretti con casi confermati: questa è l’unica misura oggi efficace per il reale contenimento del contagio e a tutela della salute dei lavoratori, dei pazienti e di tutti. Banalmente stiamo chiedendo a gran voce che venga garantito il nostro diritto alla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. A questo punto siamo pronti a chiedere tutti i danni che ci saranno causati dall’essere esposti, in queste condizioni, a una epidemia così violenta e in una emergenza sanitaria che non può essere affrontata senza neppure gli strumenti di base. Si tratta infatti di danni alla persona e traumi psicologici provocati in conseguenza dell’esercizio della professione in condizioni di lavoro e ambientali non conformi alle norme vigenti”.

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NurSind: “26 persone blindate da sabato in Cardiologia all’AOU Sassari per COVID-19”

Sono ore di tensione quelle che da ieri sera si stanno vivendo nell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari.

Un anziano paziente trasferito ieri in malattie infettive è purtroppo deceduto oggi portando a due il conto dei morti in Sardegna dall’inizio della crisi. L’altro paziente, è il giovane imprenditore isolato a Cagliari come primo caso che purtroppo, nonostante la sua giovane età (42) e settimane di lotta, non ce l’ha fatta.

L’anziano era invece ricoverato da una ventina di giorni nel reparto di cardiologia dell’Aou Sassari e da circa una settimana aveva sviluppato complicanze respiratorie resistenti alle terapie. La causa si è poi scoperta essere la positività al Covid-19 che nonostante il trasferimento in rianimazione prima e in malattie infettive poi, non ha dato scampo.

 

La notizia del tampone positivo ha immediatamente messo in moto tutte le procedure del caso al fine di isolare il reparto con i suoi operatori, ricostruire movimenti e contatti del personale infermieristico, con particolare attenzione a quello medico che in azienda è molto attivo con l’opera di visita e consulenza cardiologica ovviamente.

Tutti gli operatori e i ricoverati presenti al momento della notizia in reparto sono stati sottoposti al tampone risultando positivi. Attualmente il numero conterebbe 26.

Sulla base dell’esperienza in essere dei nosocomi che hanno già vissuto la stessa situazione, la direzione non ha potuto far altro che sigillare il reparto con gli operatori e i pazienti presenti all’interno e dichiararlo Covid+. Il personale rimasto fuori ha cominciato quindi ad essere contattato per essere informato della situazione ed eseguire i primi tamponi di rito ma qualcosa deve essere andato storto nelle comunicazioni. Nel piazzale del pronto soccorso si è infatti via via ingrossato un capannello di persone tra operatori e persone venute a contatto nei giorni scorsi col paziente che reclamavano l’immediatezza del controllo per tutti; il laboratorio ha però una capacità operativa che può soddisfare un tot di richieste ma in un tempo ben più ampio dell’immediatezza. Nonostante tutti indossassero le mascherine, l’assembramento ha creato qualche momento di ulteriore preoccupazione per via delle distanze minime che si sono pericolosamente ridotte nel momento in cui si prestava attenzione alle comunicazioni. “Tutti saranno sottoposti al controllo e nelle prossime ore dovremmo essere in grado di potenziare la capacità di analisi di più tamponi contemporaneamente” avrebbero riferito fonti aziendali.

 

Mentre la tensione di alcuni non si è ancora sciolta per non essere riusciti a sottoporsi subito al controllo e si amplifica tra tutti gli operatori per via degli ulteriori contatti potenzialmente avvenuti, i reparti di cardiochirurgia e rianimazione hanno subìto una importante opera di sanificazione e il personale attende ora di sapere come si intenda procedere.

 

La situazione imporrà ora una ridefinizione della strategia perchè la direzione aveva investito molto in questi giorni per tentare di difendere il presidio SS Annunziata e preservarlo a struttura Covid free; le attenzioni si erano via via innalzate arrivando al totale divieto di accesso, passando dal potenziamento del pre triage. 

Il nemico era invece già dentro le mura e solo le indagini epidemiologiche riusciranno forse a far luce su come vi sia entrato.

Fausta Pilleri, segretaria territoriale del NurSind afferma: “La situazione nel reparto sta diventando insostenibile, le persone risultate positive al Covid- 19, ma asintomatiche, chiedono di essere mandate a casa, osservare la quarantena e ricevere le cure a distanza. Come rappresentante sindacale devo anche aggiungere e denunciare che avevo già scritto, per informarli, ai Dirigenti aziendali – tre settimane fa – del fatto che si sarebbe potuti arrivare a situazioni del genere qualora non ci si fosse attivati per sopportare la slavina che, infine, ci ha travolti. Ho scritto con preoccupazione per i colleghi e per le famiglie degli operatori sanitari e dei pazienti. A oggi è stato fatto poco e male. Oltre alla situazione descritta del reparto di cardiologia posso aggiungere le disfunzioni che si stanno creando anche nel pre-triage: la madre di tutti i problemi resta sempre la carenza di personale, che in più viene mandato in trincea senza neppure i dispositivi di protezione individuale consoni all’emergenza. E’ necessario un intervento immediato da parte dei vertici per colmare la carenza di personale e Soprattutto che i lavoratori vengano tutelati e dotati dei dispositivi di sicurezza che garantiscano la massima tutela e non la minima. All’interno dei blocchi operatori servono mascherine, tute, calzari impermeabili, mantelline e occhiali a ventosa. Siamo la categoria in prima linea e quella che sta subendo più contagi e paga lo scotto più grande di questa pandemia. Ci sentiamo disarmati e avviliti, chiediamo davvero un tempestivo intervento per uscire da questa situazione e garantire la salute pubblica.”

 

 
 
 
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CORONAVIRUS, BOTTE AL PRONTO SOCCORSO. NURSIND DENUNCIA: “EMERGENZA SICUREZZA, QUI MANCA ANCHE IL PERSONALE SANITARIO”

 

(ANSA) – CAGLIARI, 13 MAR – “Un paziente psichiatrico arrivato al Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia, due notti fa, accompagnato dai Carabinieri (che poi si sono dovuti spostare per servizio), è andato in escandescenza aggredendo il personale sanitario prima verbalmente, poi lanciando oggetti e infine fisicamente”. Lo denuncia, in una nota, Marco Zurru dirigente NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, della provincia di Carbonia – Iglesias.
    Secondo il sindacalista un medico ha riportato “la frattura a una gamba”, un altro “contusioni alla spalla” a un infermiere “la distorsione di un dito della mano”. “Intanto, come se non bastasse, al pronto soccorso era contemporaneamente presente un altro paziente al quale è stato effettuato il tampone per sospetta positività al Coronavirus”. “E’ l’ennesimo grave episodio di aggressione verso il personale sanitario, che va a sommarsi alle quelle continue che subiscono ormai da tempo anche gli operatori della Struttura Psichiatrica. LEGGI QUI

(SARDEGNA LIVE)  

“Un paziente psichiatrico è arrivato al Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia – la notte tra l’11 e il 12 marzo – accompagnato dai Carabinieri, i quali poi sono dovuti andare via per effettuare altri interventi. Il paziente psichiatrico intanto è andato in escandescenza aggredendo il personale sanitario prima verbalmente, poi lanciando oggetti e infine aggredendo gli operatori sanitari fisicamente, provocando la frattura a una gamba di un medico, contusioni alla spalla a un altro medico psichiatra – chiamato dai medici del pronto soccorso per consulenza – e infine la distorsione di un dito della mano a un infermiere. Intanto, come se non bastasse, al pronto soccorso era contemporaneamente presente un altro paziente al quale è stato effettuato il tampone per sospetta positività al Coronavirus”. A denunciare questa situazione all’ospedale Sirai di Carbonia è Marco Zurru dirigente NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, della provincia di Carbonia – Iglesias. 

“E’ l’ennesimo grave episodio di aggressione verso il personale sanitario, che va a sommarsi alle continue aggressioni che subiscono ormai da tempo anche gli operatori della Spdc (Struttura Psichiatrica Diagnosi e Cura) dello stesso ospedale – ha proseguito il rappresentante sindacale – in quanto l’intero nosocomio è sprovvisto di personale addetto alla sicurezza, come per esempio guardie giurate.
Inoltre, in questo momento di emergenza Coronavirus, l’infortunio di tre operatori sanitari va ad aggravare lo stato di emergenza e di organico.

Ecco perché, in qualità di dirigente NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche Rsu  Rls della Ats, voglio denunciare questa condizione insostenibile che si trovano a vivere gli infermieri, oggi più che mai esposti in prima linea. Gli infortuni provocati dalle aggressioni non possono che aggravare il fabbisogno di operatori sanitari: chiedo dunque alla dirigenza Ats di trovare soluzioni verso gli operatori, i quali non possono vivere l’angoscia di recarsi sul luogo di lavoro”. LEGGI QUI

 

(CAGLIARI PAD) LEGGI QUI

 

(CASTEDDU ONLINE) LEGGI QUI

(CORRIERE DI COMO) LEGGI QUI

 

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Sanità, infermieri sul piede di guerra

La carenza cronica del personale mette a rischio il sistema

ANEDDA (NurSind): ” L’attuale stato di agitazione non esclude la piazza”

«La nostra battaglia sindacale è una battaglia che riguarda tutti. La salute e le buone cure sono un diritto primario di ogni persona e di ogni cittadino. Per noi riuscire a mettere insieme tutte le parti intorno a un tavolo per discutere dei gravi problemi che riguardano il settore infermieristico in tutta l’isola è un primo passo». Parole di Fabrizio Anedda, coordinatore regionale del NurSind, al termine della tavola rotonda di ieri in Prefettura a Cagliari.
Politica assente
«Con grande rammarico abbiamo notato la pesante assenza della parte politica, come quella del presidente della Regione Christian Solinas e dell’assessore alla Sanità Mario Nieddu, ai quali avevamo rivolto l’invito a presentarsi al tavolo di conciliazione. Un’assenza che riteniamo pesante e indicativa della scarsa attenzione che si sta prestando alle rivendicazioni della categoria, e di conseguenza ai pazienti».
Stato d’agitazione
Il sindacato già da qualche settimana ha annunciato lo stato d’agitazione dei lavoratori e in una nota sottoposta all’attenzione della Giunta regionale e del Prefetto Bruno Corda sottolinea come la carenza di personale infermieristico, ostetrico e di supporto, con conseguente incongruo rapporto tra operatori e utenza che colpisce l’intera Sardegna, metta a rischio sia la salute del paziente ricoverato sia la buona riuscita di un intervento. «Per dare una idea concreta del problema, lo si può tradurre in un pratico esempio numerico: se per legge il rapporto dovrebbe essere 1 a 6, ovvero un operatore sanitario ogni sei pazienti, in Sardegna si toccano picchi di 1 a 25», ha sottolineato Anedda.
Protesta in piazza
«L’incontro di oggi non ha prodotto i risultati minimi sperati – ha detto Fausta Pileri, componente del direttivo nazionale NurSind e vicecoordinatore sarda – pertanto abbiamo intenzione di mobilitare tutto il personale infermieristico sanitario, con l’obiettivo di informare gli utenti sul progressivo declino del sistema sanitario, fanalino di coda in Italia per quanto attiene i livelli essenziali di assistenza. Oggi stesso ci riuniremo per prendere le decisioni sul prossimo futuro: non saremo complici di questo immobilismo politico e amministrativo, e se necessario scenderemo in piazza a manifestare per un diritto collettivo».
Francesca Melis

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AVANTI CON LO STATO DI AGITAZIONE – NULLA DI FATTO NELL’INCONTRO IN PREFETTURA DEL 29/01/2020

Lo stato di agitazione andrà avanti. Fumata nera in Regione.  L’incontro del 29/01/2020 in prefettura non ha prodotto i minimi risultati sperati. Gli Infermieri Sardi in rivolta e ignorati dalla Regione, S.O.S. posti letto e aggressioni negli ospedali. 

“Oggi siamo venuti qui in Prefettura, e per noi è un primissimo passo essere riusciti a mettere insieme almeno tutte le parti intorno a un tavolo, per discutere dei gravi problemi che riguardano il settore infermieristico in tutta l’isola. Con grande rammarico abbiamo notato la pesante assenza della parte politica, come quella del Presidente della Regione Solinas e dell’assessore della Sanità Nieddu, al quale avevamo rivolto l’invito a presentarsi oggi al tavolo di conciliazione. Una assenza che riteniamo pesante e indicativa della scarsa attenzione che si sta prestando alle rivendicazioni della categoria, e di conseguenza ai pazienti”. A dirlo, a margine della tavola rotonda in Prefettura è il coordinatore regionale del NurSind, Fabrizio Anedda “che fa notare le gravi condizioni per cui un infermiere deve assistere, talvolta con un rapporto di uno a venticinque. Così non si può chiamare assistenza infermieristica. I problemi, inoltre, potrebbero aumentare con l’uscita del personale che andrà in pensione con la quota 100. Il sindacato delle Professioni Infermieristiche. NurSind, si rivolge  agli organi politici e vertici generali chiedendo  di porre in essere azioni tendenti a migliorare l’assistenza infermieristica”.

Alcune delle richieste. Nella nota dei rappresentanti sindacali si evidenzia una situazione ormai al collasso, che mette – sottolineano – a serio rischio la salute del paziente ricoverato e può compromettere la buona riuscita di un intervento. Tutto questo è dovuto, in estrema sintesi alla lamentata grave carenza di personale che riguarda l’intera Sardegna.
Nella nota si legge infatti della persistente carenza di personale infermieristico, ostetrico e di supporto, con conseguente incongruo rapporto tra operatori e utenza. “Per dare una idea concreta del problema, lo si può tradurre in un pratico esempio numerico: se per legge il rapporto dovrebbe essere 1 a 6, ovvero un operatore sanitario ogni sei pazienti, in Sardegna si toccano picchi – in certe unità operative – di 1 a 25”, ha dichiarato Anedda.

Si legge ancora nella nota della mancanza della figura dell’OSS in tutti i turni di servizio, e in tutte le unità operative, la carenza di personale turnista. “Questo accade perché la differenza di stipendio – ho proseguito il coordinatore del NurSind – non incentiva a coprire le ore notturne. Ed esiste anche una mancata applicazione dello straordinario per servizio prestato durante le festività infrasettimanali, e le mancate corrette procedure di mobiltà per l’avvicinamento dei lavoratori al luogo di residenza. Si sottolinea ancora e inoltre l’inaccettabile utilizzo dei posti letto, che sono eccedenti rispetto agli accreditamenti strutturali e un gravissimo fenomeno delle aggressioni nei confronti del personale sanitario”.

Vedi  edizione TGR “Regione Sardegna”   del 29/01/2020 h. 14.00.  minuto 10.40   qui

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Pochi infermieri, si va verso lo sciopero

Pochi infermieri, si va verso lo sciopero
Nell’Isola mancano 4500 infermieri. È la principale ragione per cui il NurSind ha proclamato lo stato di agitazione della categoria e minaccia lo sciopero generale.
«Ci sono gravissime carenze di personale infermieristico, ostetrico e di supporto con un conseguente incongruo rapporto tra numero di pazienti e personale sanitario, che potrebbero causare reali rischi per le persone ricoverate», denuncia il coordinatore regionale del Nursind, Fabrizio Anedda, che ha chiesto e ottenuto un incontro in Prefettura a Cagliari per domani alle 11 con l’obiettivo di avviare le procedure di “raffreddamento e conciliazione” della vertenza.
Le ragioni della protesta
Il malessere poggia anche su ragioni di sicurezza, sul mancato riconoscimento e sulla scorretta applicazione di molti istituti contrattuali, sulla mancanza di formazione, sulle aggressioni, sulle carenze strutturali e strumentali, sui difetti sulle retribuzioni, tra le più basse d’Europa e sull’inefficienza della sanità isolana che, sostengono gli infermieri sardi, non rende ai pazienti e ai cittadini i servizi costituzionali per cui si pagano le tasse.
Declino costante
Nel corso di una recente protesta, i rappresentanti del NurSind hanno parlato di una «parabola discendente della sanità sarda che se ancora sopravvive agli innumerevoli e irrisolti atavici problemi, lo deve solo allo spirito di servizio, al senso del dovere e alla inventiva e pazienza di tutto il personale che vi opera». La responsabilità della situazione non viene attribuita solo alla Giunta attuale: «Cambiano i governi, le amministrazioni, gli assessori, i dirigenti. Cambia tutto, tranne l’accelerazione del declino del Servizio sanitario regionale e dell’assistenza al paziente».
L’incontro
Oltre ai vertici sindacali, di tutte le province sarde, al vertice saranno presenti il commissario della Ats Sassari, i direttori generali dell’azienda ospedaliera Brotzu, dell’Areus, dell’Aou di Cagliari e Sassari e l’assessore della Sanità Mario Nieddu. È stato inoltre invitato un rappresentante della commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.
 
Fonte:
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PROCLAMAZIONE STATO DI AGITAZIONE NURSIND

Gentili colleghi,

Considerate le molteplici problematiche che attanagliano i colleghi in tutte le realtà sanitarie, in data di ieri, 13- 01 – 2020, abbiamo inviato al Prefetto di Cagliari, la proclamazione dello stato di agitazione dell’intera regione infermieristica Sarda. Tanti sarebbero i motivi della nostra contestazione e per descrivere in analitico i riflessi che gli stessi hanno sullo stato d’animo dei dipendenti del SSR non basterebbe un libro intero. Soprattutto nel rispetto e salvaguardia dei nostri concittadini utenti, ma anche a difesa dello spirito di abnegazione dei dipendenti del SSR, abbiamo riassunto le principali e trasversali ragioni che ci hanno indotto a minacciare la mobilitazione degli Infermieri e operatori sanitari sardi, riassumendole nei punti che di seguito riportiamo:

1. Persistente carenza del personale Infermieristico ostetrico e di supporto, con conseguente incongruo rapporto tra operatori e utenza e rischio violazione D.Lgs. 81/2008;

2. Mancata previsione della figura dell’OSS in tutti i turni di servizio e in tutte le UU.OO. che ancora ne sono sprovviste;

3. Carenza di personale turnista h 24 e disomogeneità di interventi risolutivi e incentivanti;

4. Mancata applicazione di corrette procedure di mobilità, affinché al personale sia garantito l’avvicinamento al luogo di residenza .

5. Rispetto dell’art. 60 c. 2 CCNL 2016/18 , inerente il Rapporto di lavoro a tempo parziale. Gli Infermieri sono stanchi di mendicare una forma di rapporto di lavoro previsto dal contratto di lavoro e vedersi sistematicamente negata questa possibilità per i perenni motivi correlati all’esigenza di servizio o a carenza di personale! Le Infermiere sono anche delle madri oltre che a produttrici di salute pubblica! -;

6. Corretta applicazione del D.Lgs 66/2003, Siamo stanchi/e di essere trattati come lavoratori di serie B!;

7. Utilizzo improprio dell’istituto delle pronte disponibilità spesso adoperato per compensare la carenza di organico;

8. Retribuzione eccedenza oraria storicizzata, o tempi certi di fruizione in recupero addirittura ci viene rivolta la minaccia di decurtazione delle ore lavorate e mai fatte recuperare!;

9. Mancato computo e riconoscimento del tempo vestizione/consegne previsto dal CCNL art. 27 commi 11 e 12; 10. Attuazione e fruibilità dei Piani formativi annuali, gran parte dei turnisti non riesce ad ottenere i permessi previsti dal CCNL per dedicare tempo all’aggiornamento obbligatorio, poiché va coperto il turno di servizio istituzionale! ;

11. Condizioni assistenziali presenti nei vari PP.OO. della regione, inaccettabili, conseguenti all’utilizzo di letti in numero eccedente gli accreditamenti strutturali;

12. Incremento misure di protezione per arginare il fenomeno delle aggressioni nei confronti del personale sanitario;

13. Mancata definizione Atto Aziendale AREUS e diritti conseguenti ed erronee procedure di reclutamento personale. Nessun diritto d’opzione per chi ne avrebbe diritto ed elusione di logiche meritocratiche implicitamente conseguenti alla gestione di scorporo per costituzione di nuove aziende.I LAVORATORI NON SONO PEDINE IN UNA SCACCHIERA! ;

14. Mancata applicazione degli articoli 6 e 86 comma 6 lettera b del CCNL 2016 – 2018, estensioni di indennizzo ottenute tramite contratti locali rappresentavano una giusta compensazione per quei lavoratori che svolgono attività critiche, ebbene, la lungimiranza budgetaria ha soppresso anche il buon senso…;

15. Mancata applicazione riconoscimento dello straordinario per servizio prestato durante le festività infrasettimanali di cui all’’ART. 29 c. 6- ci spiegassero perché i dipendenti turnisti dovrebbero lavorare dei turni in più di coloro che non garantiscono il servizio nelle festività nazionali!

I punti sopra riportati,  ricalcano esattamente in modo parziale l’espressione presentata Coordinamento Regionale nel documento trasmesso al Prefetto del capoluogo sardo, al Presidente regionale, all’Assessore alla Salute e alla commissione di Garanzia per lo sciopero. La rivendicazione richiama in parole l’urlo di migliaia di Infermieri stanchi di essere ignorati. NOI SIAMO PRONTI A SCENDERE IN PIAZZA E ANCHE SCIOPERARE, SE ANCHE TU VUOI CAMBIARE LE COSE AIUTA CHI OGGI RAPPRESENTA IL TUO REALE DISSENSO! NURSIND E’ STANCO DI ASPETTARE INUTILI PROMESSE, MA IL TUO AIUTO E’ INDISPENSABILE PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI LAVORO UNA VOLTA PER TUTTE!!!!

Per la Segreteria NurSind Cagliari

Fabrizio Anedda

 

Comunicato Segreteria NurSind qui

Convocazione  Prefetto per il 29/01/2020 qui

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AOBrotzu – deliberazione n. 2255 del 29 ottobre 2019, integrata con deliberazione n. 2425 del 27 novembre 2019, per la copertura di centosettantanove posti di collaboratore professionale sanitario infermiere, categoria D

 

Si rende noto che l’Azienda ospedaliera G. Brotzu di Cagliari, ha indetto con le seguenti deliberazioni concorsi pubblici, unificati, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato dei posti sotto elencati:

…..omissis

deliberazione n. 2425 del 27 novembre 2019, per la copertura di centosettantanove posti di collaboratore professionale sanitario infermiere, categoria D; di otto posti di collaboratore professionale sanitario infermiere pediatrico, categoria D; di quarantacinque posti di collaboratore sanitario tecnico di radiologia, categoria D; ………..

scad. 19 gennaio 2020

BANDO DI CONCORSO GAZZETTA UFFICIALE 4ª SERIE SPECIALE Anno 160° – Numero 100 QUI

LINK ATTO CONCORSO COMPLETO QUI

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Avviso per la partercipazione alla selezione relativa ai passaggi di fascia personale del Comparto dell’Azienda per la Tutela della Salute Sardegna

Se non l’hai ancora fatto, consulta il sito aziendale alla voce “ALBO PRETORIO“, bando di concorsi e selezioni.
Se possiedi i requisiti (Godimento di ultima fascia da più di 24 mesi, valutazione performance maggiore di 60/100, assenza provvedimenti Disciplinari superiori alla censura),

FAI LA DOMANDA!
consulta l’AVVISO ATS QUI

Scadenza 16/12/2019

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Isili – Ospedale, la rivolta dei medici – Non trasportiamo i pazienti a Muravera: è troppo lontano

L’accorpamento dei reparti di Chirurgia degli ospedali di Isili e Muravera è già realtà. Le proteste e le speranze dei sindaci del Sarcidano e dei comitati dei cittadini che la Regione facesse un dietrofront? Vane. Superate dalla cronaca. Mercoledì sera e ieri mattina due pazienti si sono presentati doloranti al San Giuseppe. Quando gli specialisti hanno contattato l’ospedale Is Mirrionis di Cagliari, si sono sentiti dire che le disposizioni sono chiare: «I pazienti chirurgici che arrivano al Pronto soccorso del Sarcidano dovranno essere trasportati a Muravera».
È stato il personale in servizio a Isili a far presente, in entrambi i casi, che sarebbe stato rischioso per i pazienti obbligarli a un viaggio di quasi due ore fino a Muravera sull’ambulanza: il primo paziente così è stato trasportato a Cagliari, il secondo è rimasto fino al pomeriggio a Isili perché troppo grave.
Le proteste
«Questo è un abuso», ha detto il segretario del Nursind Cagliari Fabrizio Anedda, 48 anni, «non esiste ancora nessuna delibera ufficiale, la chirurgia più vicina è Cagliari». I disagi di questa scelta si stanno ripercuotendo su diversi fronti, in particolare quello della sicurezza del paziente. Il San Marcellino non ha una Rianimazione proprio come il San Giuseppe. Inoltre i tempi di percorrenza aumentano di quasi un’ora rispetto a Cagliari. Una strada difficile e lunga quella che divide i due ospedali e che non rientra nel percorso tracciato in questi anni per salvaguardare la sanità nei territori disagiati. «Ci stanno spostando», ha aggiunto Piera Trogu del direttivo del Nursind, 55 anni, «da un ospedale di zona disagiata a un altro dove non c’è la rianimazione, sono le prime ricadute di questo accorpamento». Se il futuro dovesse essere questo, aumenterebbero i costi per le famiglie, le difficoltà per la popolazione anziana e per il personale.
Il sindaco
«È un disagio enorme per il territorio», ha detto il sindaco di Isili Luca Pilia, 43 anni, «ci hanno sempre detto che i collegamenti dovevano avvenire con un ospedale della grande città, mi auguro si metta presto fine a questa situazione».
Rincara la dose il comitato “Sanità Bene Comune”. «È una grande umiliazione per il Sarcidano Barbagia di Seulo», ha detto il portavoce Luigi Pisci, 37 anni, «passiamo da periferia di un centro a periferia della periferia con conseguenze per la tenuta dei servizi e la qualità della vita di pazienti e familiari, una cannibalizzazione tra ospedali già destinati alla morte».
«Ci può stare una gestione burocratica a distanza», ha detto ancora Anedda (Sursind), ma non quella sostanziale, è uno schiaffo ai cittadini e agli operatori, ci hanno tolto la Chirurgia e ora si aggiunge il pericolo e si scherza con le vite umane».
Sonia Gioia

22/11/2019

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