Monthly Archives: marzo 2016

Tutto pronto per il ricorso alla CEDU per il mancato rinnovo contrattuale. ULTIMI GIORNI PER ADERIRE AL RICORSO – IL 15 MAGGIO CHIUDERÀ LA PIATTAFORMA E POI NON SARA’ PIÙ’ POSSIBILE POTERLO FARE

Anche alla nostra segreteria stanno giungendo informazioni su denigrazioni e sottovalutazioni che le altre Sigle sindacali starebbero diffondendo verso l’iniziativa della confederazione CGS di cui forte promotore e componente è  NurSind.
Forse costoro si rendono conto che da un pezzo non agiscono come dovrebbero, che tardando a ridestarsi da un lungo e deleterio sonno, non possono fare altro che ricorrere a diffondere informazioni prive di fondamento?, non ci stupisce!, purtroppo in alcune nostre aziende sarde lo possiamo confutare anche per altri contesti e fattispecie.
Ebbene, calza giusto a pennello il comunicato stampa della CGS !
Per coloro ai quali è giunta l’informazione volta a sminuire l’iniziativa del ricorso promosso da NurSind in CGS, con  contestuale obiettivo di rendere meno tangibile la propria inerzia, invitiamo a leggere il comunicato allegato.
leggiamolo e valutiamo oggettivamente i vantaggi che la nostra O.S. concede in modo chiari e trasparente ai propri iscritti.
Saluti,
Fabrizio Anedda

 

Il Nursind in quanto federato alla Confederazione Generale Sindacale (CGS) è promotore e parte attiva nella presentazione di un ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo con cui si chiamerà in causa il Governo Italiano al fine di risarcire i pubblici dipendenti ricorrenti per il mancato rinnovo dei contratti dal 2010 al 2015 e per la mancata riapertura dei negoziati contrattuali con adeguate risorse dal 2015 in poi.

Si tratta di un’operazione importante che vede impegnato un pool di avvocati di alto livello ed esperti in materia e che si sta preparando ad aprire alle adesioni di chi vorrà ricorrere.

E’ importante ribadire che l’esito del ricorso, che si stima abbia tempi relativamente brevi e ottime possibilità di accoglimento, sarà a beneficio dei soli ricorrenti e non di tutti i dipendenti pubblici.

Proprio per questa ragione è necessario aderire in prima persona; tutti i dipendenti pubblici possono farlo.

A questo scopo è stata predisposta un’apposita piattaforma web attraverso la quale, e soltanto attraverso questa, sarà possibile inserire i propri dati per l’adesione

Il portale dedicato ha un’interfaccia essenziale e di facile fruizione, con un grande pulsante “Accedi al servizio”, attraverso il quale accedere alle maschere di inserimento dei propri dati, e i link alle pagine dedicate all’informativa sul ricorso, alle modalità di partecipazione, alle FAQ ed alle News.

La piattaforma informatica consente di generare, con i dati inseriti, tutta la documentazione necessaria per partecipare al ricorso, che verrà inviata al proprio indirizzo di posta elettronica per poter essere stampata, firmata e inviata in forma cartacea al Centro gestionale del ricorso. Sarà, quindi, indispensabile fornire il proprio indirizzo di posta elettronica e il proprio recapito telefonico.

Ricorso alla CEDU per mancato rinnovo contratti: piattaforma per aderire! Scopri come:

Tutti i dipendenti pubblici possono ricorrere!

Da ora, ed entro il 30 maggio c.a.è possibile aderire formalmente al ricorso (ricordiamo che la vertenza, in caso di accoglimento, avrà efficacia solo nei confronti dei singoli ricorrenti e non dell’intero pubblico impiego) attraverso la piattaforma creata per lo scopo.

All’indirizzo www.ricorsocgs.it è possibile, cliccando su “accedi al servizio”, inserire i propri dati.

Al termine della procedura di registrazione verrà inviata una mail al proprio indirizzo contenente tutta la documentazione da stampare, firmare e inviare a mezzo raccomandata al Centro gestionale del ricorso.

La partecipazione al ricorso prevede un costo, che è stato così scaglionato:

–        Euro 15,00 per i già iscritti ai sindacati federati nella CGS

–        Euro 20,00 per i nuovi iscritti, ossia per coloro che si iscriveranno ora per partecipare al ricorso

–        Euro 150,00 per i non iscritti che non intendano iscriversi ai sindacati aderenti.

Pochi semplici passi e un costo quasi esclusivamente simbolico per aderire a una iniziativa storica di grandissima valenza sia per quanto riguarda il riconoscimento del ruolo delle organizzazioni sindacali, sia per il riconoscimento del giusto adeguamento del valore della  retribuzione per i pubblici dipendenti (clicca qui per vedere le quantificazioni).

clicca sull’immagine per entrare nella piattaforma Ricorso alla CEDU

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Infermieri professionali. I giudici: “Non c’è l’obbligo di iscrizione all’Ipasvi per chi lavora nella PA”

 quotidianosanita.it
Lo ha stabilito il Tribunale di Venezia che ha assolto un infermiere professionale (dipendente di una cooperativa e in possesso di tutti i titoli di studio) dall’accusa di abusivismo per non essere iscritto all’Ipasvi. Assolto anche il presidente della cooperativa accusato di omessa denuncia. Il motivo? Per i giudici manca il decreto legislativo che avrebbe dovuto prevedere obbligo iscrizione anche per i dipendenti pubblici.

Manca il decreto che istituisce gli albi per le professioni sanitarie con l’obbligo di iscrizione anche per i dipendenti pubblici. Questa la ratio seguita dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Venezia che ha assolto un infermiere professionale (dipendente di una cooperativa e in possesso di tutti i titoli di studio) dall’accusa di abusivismo per non essere iscritto all’Ipasvi. Assolto anche il presidente della cooperativa accusato di omessa denuncia. Il motivo? Vediamo cosa dice la sentenza:

“La legge 43/2006 ha istituito gli Ordini professionali, ma avrebbero dovuto essere creati gli Albi per ognuna delle professioni indicate, quindi anche per quella di infermiere professionale, con obbligatorietà d’iscrizione pure per i pubblici dipendenti, però la mancata emanazione del decreto legislativo delegato ha impedito la effettiva attuazione di tale previsione normativa. Consegue che rimane vigente la disciplina di cui al D.Lvo 233/1946, secondo cui l’obbligo d’iscrizione all’Albo è previsto solo per gli esercenti la professione sanitaria, non già per i sanitari che lavorino per la PA. Pertanto, va ritenuto pacificamente che l’infermiere abbia lavorato, sulla base di un titolo professionale adeguato, idoneo e riconosciuto, quale dipendente (di una cooperativa) e non quale libero professionista per cui non tenuto obbligatoriamente all’iscrizione all’albo”.

Così la seconda sezione penale del Tribunale di Venezia ha assolto dall’accusa di abusivismo un infermiere che senza essere iscritto all’albo professionale esercitava la professione d’infermiere professionale presso il Pronto soccorso dell’Ospedale di Mirano (Aulss 13) e il presidente della Cooperativa titolare dell’appalto perché aveva omesso di attivarsi, ancorché consapevole, al fine d’impedire la presunta abusiva attività d’infermiere professionale da parte del socio della cooperativa.
Fonte: quotidianosanità.it

Ospedale San Giuseppe – ISILI – UN ANESTESISTA: “COSI’ L’OSPEDALE NON HA FUTURO”

 

logo unione sarda.203/03/2016

Non sembra trovare pace il San Giuseppe di Isili. Ogni giorno, o quasi, c’è sempre una novità e purtroppo non in senso positivo. Ancora una volta l’allarme arriva dal sindacato degli Infermieri NurSind e riguarda questa volta il futuro del Pronto Soccorso e della chirurgia con annessa sala operatoria.  La presenza di un solo anestesista e la mancanza di reperibili mette a rischio il funzionamento dei reparti. Questo perché se l’anestesista è impegnato in reparto non può essere presente in Pronto Soccorso e viceversa. Situazione che pare sia stata affrontata i un incontro tra diversi responsabili della Asl che hanno discusso come affrontare il trasporto dei pazienti in altri presidi delle urgenze-emergenze e come evitare l’arrivo di codici rossi in pronto soccorso in assenza di anestesista.

Non è altrettanto pessimista il Consigliere Regionale e Sindaco di Escolca, Eugenio Lai, che crede ci sia un futuro per il San Giuseppe. <<L’Ospedale è salvo>> dice, << è stato riconosciuto come ospedale di zona disagiata, ci sarà una rivisitazione di alcune cose ma l’ospedale non chiude, sarà necessario aprire un tavolo con tutte le parti per capire che tipo di sanità si vuole>>

Fonte: L’Unione Sarda del 03/03/2016 – pag. 23.