AVANTI CON LO STATO DI AGITAZIONE – NULLA DI FATTO NELL’INCONTRO IN PREFETTURA DEL 29/01/2020

Lo stato di agitazione andrà avanti. Fumata nera in Regione.  L’incontro del 29/01/2020 in prefettura non ha prodotto i minimi risultati sperati. Gli Infermieri Sardi in rivolta e ignorati dalla Regione, S.O.S. posti letto e aggressioni negli ospedali. 

“Oggi siamo venuti qui in Prefettura, e per noi è un primissimo passo essere riusciti a mettere insieme almeno tutte le parti intorno a un tavolo, per discutere dei gravi problemi che riguardano il settore infermieristico in tutta l’isola. Con grande rammarico abbiamo notato la pesante assenza della parte politica, come quella del Presidente della Regione Solinas e dell’assessore della Sanità Nieddu, al quale avevamo rivolto l’invito a presentarsi oggi al tavolo di conciliazione. Una assenza che riteniamo pesante e indicativa della scarsa attenzione che si sta prestando alle rivendicazioni della categoria, e di conseguenza ai pazienti”. A dirlo, a margine della tavola rotonda in Prefettura è il coordinatore regionale del NurSind, Fabrizio Anedda “che fa notare le gravi condizioni per cui un infermiere deve assistere, talvolta con un rapporto di uno a venticinque. Così non si può chiamare assistenza infermieristica. I problemi, inoltre, potrebbero aumentare con l’uscita del personale che andrà in pensione con la quota 100. Il sindacato delle Professioni Infermieristiche. NurSind, si rivolge  agli organi politici e vertici generali chiedendo  di porre in essere azioni tendenti a migliorare l’assistenza infermieristica”.

Alcune delle richieste. Nella nota dei rappresentanti sindacali si evidenzia una situazione ormai al collasso, che mette – sottolineano – a serio rischio la salute del paziente ricoverato e può compromettere la buona riuscita di un intervento. Tutto questo è dovuto, in estrema sintesi alla lamentata grave carenza di personale che riguarda l’intera Sardegna.
Nella nota si legge infatti della persistente carenza di personale infermieristico, ostetrico e di supporto, con conseguente incongruo rapporto tra operatori e utenza. “Per dare una idea concreta del problema, lo si può tradurre in un pratico esempio numerico: se per legge il rapporto dovrebbe essere 1 a 6, ovvero un operatore sanitario ogni sei pazienti, in Sardegna si toccano picchi – in certe unità operative – di 1 a 25”, ha dichiarato Anedda.

Si legge ancora nella nota della mancanza della figura dell’OSS in tutti i turni di servizio, e in tutte le unità operative, la carenza di personale turnista. “Questo accade perché la differenza di stipendio – ho proseguito il coordinatore del NurSind – non incentiva a coprire le ore notturne. Ed esiste anche una mancata applicazione dello straordinario per servizio prestato durante le festività infrasettimanali, e le mancate corrette procedure di mobiltà per l’avvicinamento dei lavoratori al luogo di residenza. Si sottolinea ancora e inoltre l’inaccettabile utilizzo dei posti letto, che sono eccedenti rispetto agli accreditamenti strutturali e un gravissimo fenomeno delle aggressioni nei confronti del personale sanitario”.

Vedi  edizione TGR “Regione Sardegna”   del 29/01/2020 h. 14.00.  minuto 10.40   qui

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