Isili – Ospedale, la rivolta dei medici – Non trasportiamo i pazienti a Muravera: è troppo lontano

L’accorpamento dei reparti di Chirurgia degli ospedali di Isili e Muravera è già realtà. Le proteste e le speranze dei sindaci del Sarcidano e dei comitati dei cittadini che la Regione facesse un dietrofront? Vane. Superate dalla cronaca. Mercoledì sera e ieri mattina due pazienti si sono presentati doloranti al San Giuseppe. Quando gli specialisti hanno contattato l’ospedale Is Mirrionis di Cagliari, si sono sentiti dire che le disposizioni sono chiare: «I pazienti chirurgici che arrivano al Pronto soccorso del Sarcidano dovranno essere trasportati a Muravera».
È stato il personale in servizio a Isili a far presente, in entrambi i casi, che sarebbe stato rischioso per i pazienti obbligarli a un viaggio di quasi due ore fino a Muravera sull’ambulanza: il primo paziente così è stato trasportato a Cagliari, il secondo è rimasto fino al pomeriggio a Isili perché troppo grave.
Le proteste
«Questo è un abuso», ha detto il segretario del Nursind Cagliari Fabrizio Anedda, 48 anni, «non esiste ancora nessuna delibera ufficiale, la chirurgia più vicina è Cagliari». I disagi di questa scelta si stanno ripercuotendo su diversi fronti, in particolare quello della sicurezza del paziente. Il San Marcellino non ha una Rianimazione proprio come il San Giuseppe. Inoltre i tempi di percorrenza aumentano di quasi un’ora rispetto a Cagliari. Una strada difficile e lunga quella che divide i due ospedali e che non rientra nel percorso tracciato in questi anni per salvaguardare la sanità nei territori disagiati. «Ci stanno spostando», ha aggiunto Piera Trogu del direttivo del Nursind, 55 anni, «da un ospedale di zona disagiata a un altro dove non c’è la rianimazione, sono le prime ricadute di questo accorpamento». Se il futuro dovesse essere questo, aumenterebbero i costi per le famiglie, le difficoltà per la popolazione anziana e per il personale.
Il sindaco
«È un disagio enorme per il territorio», ha detto il sindaco di Isili Luca Pilia, 43 anni, «ci hanno sempre detto che i collegamenti dovevano avvenire con un ospedale della grande città, mi auguro si metta presto fine a questa situazione».
Rincara la dose il comitato “Sanità Bene Comune”. «È una grande umiliazione per il Sarcidano Barbagia di Seulo», ha detto il portavoce Luigi Pisci, 37 anni, «passiamo da periferia di un centro a periferia della periferia con conseguenze per la tenuta dei servizi e la qualità della vita di pazienti e familiari, una cannibalizzazione tra ospedali già destinati alla morte».
«Ci può stare una gestione burocratica a distanza», ha detto ancora Anedda (Sursind), ma non quella sostanziale, è uno schiaffo ai cittadini e agli operatori, ci hanno tolto la Chirurgia e ora si aggiunge il pericolo e si scherza con le vite umane».
Sonia Gioia

22/11/2019

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