Sanità Sarda – Caos infermieri «Pochi e stressati» “Situazione sempre critica negli ospedali”

  

Caos infermieri «Pochi e stressati»

Ricorso continuo allo straordinario, riposi posticipati, turni massacranti, infermieri professionali costretti a fare il lavoro degli operatori socio sanitari con conseguente peggioramento dei livelli di assistenza e allungamento dei tempi di attesa.
È questa la traduzione a livello pratico della preoccupante fotografia scattata nei giorni scorsi dalla Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini professionali infermieristici, secondo cui la sanità sarda, per evitare il tracollo, ha già oggi un disperato bisogno di almeno 4540 infermieri, che diventeranno oltre 6000 per effetto dei prossimi pensionamenti legati a quota 100. Una situazione di emergenza che non risparmia gli ospedali cagliaritani.
Situazione grave
«Gli organici sono ridotti al minimo – spiega Massimo Cinus, sindacalista della Cisl – e si fa fatica a coprire i turni, una carenza generalizzata che riguarda sia gli infermieri che gli operatori socio sanitari, tanto che si arriva spesso a forzare la mano, a volte anche oltre i limiti normativi, per riuscire a coprire i turni nei vari reparti». Eppure, stando ai dati forniti della varie direzioni sanitarie, la situazione non sembrerebbe così drammatica. All’azienda Brotzu per esempio – da cui dipendono gli ospedali San Michele, Microcitemico e Oncologico – la pianta organica prevede 1161 infermieri ed è quasi al completo. Stessa cosa al Policlinico di Monserrato, dove su una dotazione di 591 posti ne risultano vacanti poco più di venti, che peraltro saranno presto coperti con assunzione a tempo determinato in attesa del concorso regionale.
Coperta corta
I numeri però non raccontano tutto. «Si deve guardare alla qualità delle prestazioni – spiega Cinus – spesso ci si nasconde dietro a un dito, sbandierando quelli che in realtà sono i numeri minimi per avere l’accreditamento. Poi però basta che due infermieri si ammalino e il reparto va in affanno». Fabrizio Anedda, coordinatore regionale del Nursind, rincara la dose: «Il problema è che spesso non si tiene conto di spostamenti e pensionamenti e in ogni caso non è alla dotazione organica che bisogna fare riferimento ma al rapporto ottimale di assistenza». Rapporto che secondo lo studio internazionale “Rn4Cast” dovrebbe essere di un infermiere ogni sei pazienti, mentre a Cagliari siamo a uno ogni tredici con picchi di oltre venti.
Le criticit
«Al pronto soccorso del Brotzu, che fa 50mila accessi all’anno, la mattina ci sono tre infermieri per cinque sale più uno al “triage” e due all’osservazione breve», sottolinea Anedda. Gli Oss sono ancora meno: «Due al mattino, due al pomeriggio e uno la notte». Così per il triage «si arriva ad avere un infermiere ogni 40 pazienti, fattore che causa code interminabili». Al Policlinico va poco meglio: qui il rapporto medio, secondo i sindacati, è di uno a 19. Ma la situazione è critica anche nei reparti di Medicina e Chirurgia: al Brotzu, che nonostante 38 posti letto accreditati a volte ospita anche 48 pazienti, la mattina il rapporto medio è di uno a 12, la sera di uno a 17 e la notte di uno a 25. Nella Chirurgia del Santissima Trinità invece, per 28 posti letto ci sono due o tre infermieri e due Oss nel turno diurno, mentre la notte gli infermieri sono di solito due. Sempre a Is Mirrionis, ma in Medicina, la notte ci sono due infermieri per 32 posti letto, cioè uno ogni 16 pazienti (e senza alcun operatore socio sanitario). «Il rapporto ottimale è fondamentale – conclude Anedda – perché è dimostrato che la mortalità aumenta del 10 per cento per ogni punto in più. Non a caso in California hanno stabilito un rapporto ottimale di uno a 5 perché si sono accorti che così si salvano vite e si risparmiano soldi». Diego Murracino, del sindacato Nursing Up, aggiunge: «Nei tre ospedali dell’azienda Brotzu mancano almeno 150 infermieri di cui 60 per i blocchi operatori. Ma la vera emergenza riguarda gli operatori socio sanitari per i quali non c’è all’orizzonte alcun concorso: ne servono almeno 400 per fare il lavoro che oggi viene scaricato sugli infermieri. Questi fanno poi causa per il demansionamento e così l’azienda butta via soldi in avvocati. Per questo è prioritario rivedere i criteri regionali per ampliare le dotazioni degli ospedali, specie per rimediare all’attuale inadeguatezza del numero di Oss che nelle degenze dovrebbero essere più degli infermieri».
Vecchi e stanchi
Un altro aspetto da considerare è infine quello degli operatori che, pur in organico, non possono essere utilizzati nei reparti. «L’età media è ormai di 55 anni e parte degli infermieri non posssono essere adibiti a certe mansioni – ricordano Cinus, Anedda e Murracino – alcuni per limitazioni funzionali certificate, altri perché hanno la 104. Tutto ciò alimenta l’emergenza, anche perché il personale precario, dopo essere stato formato, non viene stabilizzato ma mandato a casa».
                                                                                                                                                                                                                              Massimo Ledda
Martedì  05  Novembre 2019
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