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Da tutta l’isola a Cagliari per lo sciopero degli infermieri “eroi dimenticati”: niente soldi e super lavoro

Category : Notizie

 

Sciopero segreterie Nursind dell’isola

28/01/2022

Cagliari – Infermieri, Oss e il resto del comparto sanità della Sardegna ha manifestato questa mattina a Cagliari, con uno sciopero generale di 24 ore, promosso dal Sindacato del NurSind.

La manifestazione si è tenuta a Cagliari, in piazza Ingrao dalle ore 10.30, in zona Consiglio Regionale, per far sentire alla politica la voce di tutte le segreterie NurSind dell’isola.
Erano presenti infatti Fabrizio Anedda, rappresentante per Cagliari, Fausta Pileri per Sassari, Mauro Pintore per la segreteria sindacale di Nuoro, Angela Dessì per Oristano. Ancora Achille Caddeo per Olbia e Marco Zurru per Carbonia.
I rappresentanti sindacali Nursind, insieme al resto dei lavoratori del comparto, hanno sposato le motivazioni nazionali per le quali è stato indetto lo sciopero, e hanno inoltre esteso l’elenco puntato con le criticità specifiche del caso della regione Sardegna.
– Il caso Sardegna, le criticità della sanità isolana. “Con questo sciopero non desideriamo creare ulteriore disagio ai cittadini – hanno detto subito i rappresentanti del NurSind – desideriamo però che tutti sappiano e riconoscano che gli infermieri sono una risorsa fondamentale per tutti i sistemi sanitari del mondo, anche se evidentemente non abbastanza per il nostro Governo e le nostre Regioni. Infatti, il governo Draghi non ha ritenuto di dare alcun segnale di vicinanza agli operatori sanitari (infermieri, ostetriche, OSS, ecc), erogando già da questo mese le risorse stanziate a dicembre 2020. Il personale medico già da un anno ha giustamente ricevuto mezzo miliardo di euro, il restante personale sanitario e sociosanitario ancora attende”.
– Infermieri, assistenza 24 ore. “Lavoriamo con un carico di responsabilità enorme, senza alcun riconoscimento e con gli stipendi più bassi d’Europa. La nostra professione, indispensabile in ogni ambito sanitario, gode di scarsa considerazione ed è intrapresa ormai da pochi, mentre tanti sono coloro che, formatisi nelle nostre Università, migrano all’estero attratti da condizioni di lavoro ed economiche migliori. Vogliamo poter dare ai nostri concittadini un’assistenza di qualità ma abbiamo bisogno di un corretto rapporto infermiere/pazienti e di veder riconosciute e valorizzate le nostre competenze. Vogliamo poter svolgere l’attività libero professionale, superando il vincolo di esclusività di rapporto, e poter avere una carriera professionale che premi le competenze specialistiche”.
– Le modalità della protesta. “Chi di noi può si ferma e sciopera, gli altri garantiranno i servizi essenziali, come sempre. Confidiamo nel fatto che tutti coloro che hanno apprezzato il nostro coraggio e il nostro lavoro durante la prima ondata pandemica possano condividere le ragioni della nostra manifestazione. E’ proprio a loro e ai rappresentanti delle istituzioni, dell’informazione e della società civile che chiediamo un gesto di solidarietà, consapevoli del fatto che migliorare le nostre condizioni di lavoro significhi migliorare l’assistenza per tutti.
La realtà del Sistema Sanitario della Regione Sardegna. “Non riesce a rispondere alle esigenze dei cittadini che subiscono la inadeguata programmazione che causa la riduzione dei posti letto e lo smantellamento dei servizi e presidi periferici. Gli infermieri subiscono l’insufficiente pianificazione di azioni di biocontenimento all’interno delle Aziende, con regole eluse nella forma e nella sostanza nonostante ci troviamo a distanza di circa due anni dall’inizio pandemia. Le procedure di stabilizzazione del personale precario e il concorso pubblico per Infermieri ancora languono tra le lungaggini burocratiche, moltiplicando le lacune organizzative all’interno delle aziende ospedaliere, costrette a comprimere ulteriormente i diritti contrattuali degli Infermieri e trasformando l’emergenza in ordinarietà”.
– “La mobilità e lo spostamento del personale, avviene sempre più arbitrariamente, senza logiche o indirizzi prestabiliti, il demansionamento professionale determina un eccessivo ricorso ai tribunali con sistematica soccombenza delle Aziende che tuttavia persistono inspiegabilmente nel mantenere le loro posizioni. Registriamo inoltre la sistematica riconversione di Unità Operative ordinarie in Unità Operative sub-intensive e/o infettive di fatto, ma senza la formale e doverosa individuazione da parte degli organi Regionali di un nuovo sistema di accreditamento e nuove e coerenti dotazioni organiche con le relative indennità previste dalle vigenti normative. Gli Infermieri sono stati al servizio della popolazione sin dalla prima ondata pandemica, lavorando senza dispositivi di protezione, venendo contagiati, in condizioni di estrema emergenza ma senza avere a tutt’oggi riconosciuta la indennità di malattie infettive.
Su altri istituti contrattuali sono stati siglati accordi mai mantenuti. Siamo stanchi di proclami e belle parole per gli Infermieri, alle quali non seguono atti concreti che ne migliorino la qualità lavorativa e di vita, siamo stanchi di subire la cattiva amministrazione della Sanità Sarda, la quale trova tempo e risorse per nomine, incarichi e lauti incentivi ai singoli dirigenti, ma mai un occhio di riguardo alla salute degli Infermieri e le loro condizioni di lavoro”.

 


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Aou Cagliari, Nursind chiama i Nas: degenti accalcati in corridoi

Category : Notizie

Cagliari, 13 gennaio 2022 –

Violazione norme anti COVID -19, decadimento assistenziale per sovraffollamento delle UU.OO. di degenza Medicina Blocco C e blocco M, P.O. Duilio Casula. Richiesta attività ispettiva“.

Si legge questo nelle prime righe della lettera che il Sindacato delle professioni infermieristiche, il NurSind, ha inviato ai Nas dei Carabinieri, all’Ispettorato del Lavoro, allo Spresal (Prevenzione e Sicurezza per il lavoro) e ai Direttori Generali dell’Aou.

“Le Medicine del blocco C e blocco M sono sovraffollate: ci sono ricoverati non solo nei corridoi, ma è anche statoautorizzato il posizionamento del terzo letto nelle stanze di degenza già di dimensioni ridotte, esponendo così i pazienti vulnerabili -per le loro precarie condizioni di salute ed età spesso avanzata – a seri rischi a causa della mancata applicazione delle misure di prevenzione e contenimento alla diffusione del COVID -19. Abbiamo inoltre ritenuto opportuno – ha detto Christian Cugusi, dirigente sindacale del NurSind –segnalare che all’aumento del numero di degenti in queste unità operative, con il contestuale sovraffollamento del reparto e delle camere di degenza – oltre la normale capienza prevista dai criteri di accreditamento- non è ovviamente corrisposto il mantenimento del livello assistenziale, sia in termini di operatori sanitari infermieri e OSS impiegati, che di qualità di servizio fornito”.

 Letti aggiuntivi nei corridoi, medicherie e stanze di degenza

“Si tratta di barelle, ovvero letti sprovvisti di campanello di chiamata, erogatore di ossigeno e aspiratore e di stanza dei servizi igienici. Così – ha proseguito Cugusi – per l’operatore diventa particolarmente complesso fornire interventi di emergenza per mancanza di spazi, che non sono sufficienti per il transito del carrello delle emergenze e per le manovre rianimatorie che, in generale, potrebbero doversi rendere necessarie”.

In queste condizioni assistenziali il NurSind sottolinea anche l’inosservanza, a discapito dei pazienti del diritto alla privacy, e il grave pericolo che correrebbero in caso di evacuazione a seguito di eventi calamitosi, per il sovraffollamento che si è creato e la relativa mancanza di spazi.

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28 gennaio 2022, NurSind dichiara lo sciopero nazionale comparto sanità

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di
La Redazione infermieristica mente
Pubblicato il: 08/01/2022

La misura è colma e la decisione era inevitabile, il 28 Gennaio sarà sciopero nazionale del comparto sanità.

NurSind, lo aveva annunciato da tempo; i tempi lunghi di chiusura del nuovo contratto collettivo nazionale ed il mancato inserimento dell’emendamento alla Legge di Bilancio 2022, che avrebbe dovuto svincolare l’erogazione dell’indennità specifica infermieristica dal rinnovo contrattuale, avevano portato il sindacato a dichiarare lo stato di agitazione, primo passo verso lo sciopero nazionale.

Dichiara Andrea Bottega, segretario nazionale NurSind: “Gli infermieri ancora una volta portano il peso e pagano le conseguenze del disastro organizzativo che si sta delineando, complice l’impennata dei contagi e una buona dose di mancate decisioni. Queste alcune delle ragioni per cui la categoria che rappresento è in stato d’agitazione da novembre scorso e sciopererà in questo mese. Un grido di dolore che non possiamo non far sentire, a maggior ragione dopo che l’esecutivo ha ignorato completamente le nostre istanze in legge di Bilancio”.

La mancata erogazione dell’indennità infermieristica, non è dunque il solo motivo, per cui gli infermieri sciopereranno il 28 gennaio.

La quarta ondata Covid  ancora una volta ha travolto in pieno la gli operatori sanitari: infermieri che da ormai due anni incessantemente, con scarsi presidi, ferie sospese, spostamenti improvvisi di reparti, sovraccarico di lavoro, carenze di personale, si sacrificano per salvare le vite dei nostri concittadini e, attraverso il loro lavoro, sostengono la ripresa economica del Paese e favoriscono la difesa delle libertà, senza nessun riconoscimento economico.

Continua Bottega: “Gli stipendi degli infermieri sono tra i più bassi d’Europa. Molti che già la esercitano si licenziano, stanchi di sacrifici e rischi senza ottenere mai nulla in cambio. Gli infermieri sono professionisti e non missionari volontari. I loro sono obblighi contrattuali, ma devono essere adeguatamente compensati con giusti stipendi e dignitose condizioni di impiego – e conclude – Gli infermieri, che il Covid non l’hanno visto in tv, ma lo hanno affrontato a stretto contatto con le migliaia di persone che non ce l’hanno fatta, chiedevano un segnale concreto di vicinanza da parte delle istituzioni. Non l’hanno avuto, non ci rimane che manifestare il nostro dissenso con lo sciopero di tutto il comparto sanità”.


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