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Sanità: Ats dovrà pagare festivi lavorati a infermieri e Oss

Il sindacato delle professioni infermieristiche NurSind ha vinto la causa pilota portata avanti contro l’Ats Sardegna, davanti al Tribunale di Nuoro, e ha ottenuto il riconoscimento del pagamento dei festivi infrasettimanali lavorati da infermieri e Oss. Lo fa sapere lo stesso sindacato, che si era affidato all’avvocato Domenico De Angelis, spiegando che i giudici hanno ribadito “quanto già stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione nel 2021 (10 marzo 2021 n. 6716). Ovvero, che la giornata festiva infrasettimanale – laddove non fosse scelto il riposo compensativo entro i 30 giorni – venga retribuita come indennità specifica, così come previsto da contratto nazionale”.
    Secondo Fabrizio Anedda, coordinatore regionale NurSind, “a questa causa pilota seguiranno naturalmente il deposito dei decreti ingiuntivi di tutti gli infermieri fiduciosi nel lavoro portato avanti dal NurSind, e che hanno partecipato alla vertenza. Ci tengo a precisare: non per una mera questione economica, ma per una questione davvero di giustizia e diritti.
    Gli infermieri e gli operatori sanitari di assistenza, dedicano infatti il loro tempo e servizio, sacrificando i festivi infrasettimanali (9 giorni all’anno). Per noi è una vittoria e un riconoscimento storico davanti all’ATS, che ha sempre remato nella direzione dell’ingiustizia. Per spiegarci meglio, porto un esempio: quando il dipendente lavora il giorno di Pasquetta può successivamente chiedere il riposo compensativo (entro 30gg) oppure avere il pagamento della giornata. L’Ats invece ha sempre negato questo diritto: se il lavoratore non mi chiede il riposo, non deve neanche essergli retribuita l’indennità”.
    La sentenza del 22 marzo scorso ha stabilito che” la giornata festiva infrasettimanale venisse invece retribuita come indennità retribuita come straordinario cumulabile con l’indennità specifica per i festivi – così come recita il contratto nazionale (ex art 9 CCNL 1/09/1995) – costringendo l’Azienda a pagare”, conclude Anedda.

 

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