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I sindacalisti Christian Cugusi , Lucia Bito, Valentina Bello e Luca Casula sul ‘piede di guerra’: COVID, NURSIND DENUNCIA: “SECONDA ONDATA TRAVOLGE L’AOU, LA FORMAZIONE? CI SUGGERISCONO UN TUTORIAL SU YOUTUBE”

“Noi operatori sanitari siamo pochi e impreparati agli eventi che ci travolgono come un fiume in piena. Abbiamo 21 pazienti positivi al Covid all’Aou di Cagliari, che non sono certamente un numero imbarazzante come se ne contano in altri luoghi, ma sono sicuramente molti se si pensa alla disorganizzazione nella quale lavoriamo, e soprattutto al fatto che potrebbero realisticamente aumentare”.

A denunciare la situazione dell’ Aou di Cagliari, sono i Dirigenti del NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche: Christian Cugusi , Lucia Bito, Valentina Bello e Luca Casula.

“La prevenzione – hanno proseguito i sindacalisti in una dettagliata nota stampa – che dovrebbe rappresentare la componente principale e importante della sanità è totalmente assente, e il comitato tecnico scientifico sardo inesistente, come lo è quello nazionale.

La prevenzione all’interno dell’Aou di Cagliari latita da tempo e gli operatori sanitari risultano indiscutibilmente i lavoratori maggiormente esposti al rischio contagio. Eppure ai vertici della Azienda hanno avuto 8 mesi di tempo, per correre ai ripari, per prevenire gli eventi e attuare tutte le misure necessarie per accogliere gli eventuali pazienti positivi, qualora i presidi Covid si fossero saturati. E invece eccoci qui, a parlare del nulla. Il primo allarme è scattato nella notte tra il 7 e 8 novembre, quando gli operatori che prestavano servizio nel Blocco G, sono stati allertati dalla Direzione Medica del trasferimento di alcuni pazienti positivi dal Pronto Soccorso aziendale, alla zona grigia, allocata in questa struttura, a causa della saturazione dei posti letto in Obi”.

L’AREA COVID. ” E’stato chiesto, in fretta e furia, ai colleghi di allestire un’apposita area COVID, dotandola del materiale e dei presidi necessari, e di individuare gli appositi percorsi sporco/pulito, e ancora di predisporre e attivare la zona di vestizione e svestizione. Per ciò che riguarda la formazione è stato risposto che non fosse necessaria, e che sarebbe bastato visionare un video tutorial su You Tube”.

Così passano i giornie iniziano ad arrivare i pazienti nella zona Covid, e intanto gli infermieri e gli OSS vengono “inviati al fronte come carne da cannone, senza formazione, con una miriade di problemi, alcuni dei quali insormontabili per logistica, e in barba a tutte le linee guida (ISS) e internazionali, li si fa sostare all’interno dell’area Covid vestiti con dispositivi di protezione individuale adatti alla precauzione da malattia trasmessa da Coronavirus SARS – CoV2, per 8-9 ore, raggiungendo punte di 12 ore”.

IL REPARTO COVID E LA SOSPENSIONE DI RIPOSI E FERIE. 

“Sempre il 13 novembre – raccontano i Dirigenti NurSind – viene trasmesso il comunicato del Direttore Sanitario, Dottor Pacifico. che dispone l’apertura di un reparto COVID all’interno del P.O. Duilio Casula, il Blocco G, posizionato al centro del corridoio principale al 3° piano, tra le medicine – e qui ci complimentiamo per la scelta logistica!- con la soppressione di tutte le attività chirurgiche differibili, lo spostamento di tutti i degenti dal blocco G alla chirurgia del blocco D, e la sospensione delle ferie per tutto il personale sanitario.

A tal riguardo, occorre evidenziare, come in nome dell’emergenza COVID vengano ormai sistematicamente sacrificati i diritti dei lavoratori della sanità, prolungamento dell’orario di servizio, rinuncia alle ferie, al giorno di risposo per essere sottoposti a sorveglianza sanitaria, e molto altro.

Sembrerebbe inoltre che parte del personale assegnato agli ambulatori, sia stato già allertato per turnare in corsia. Parliamo di lavoratori ormai prossimi alla pensione e ai 60 anni, che quasi certamente faranno in tutti modi ostruzionismo per vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto al meritato riposo dopo tanti anni di logorante servizio”.

SOLINAS, NIEDDU E L’ATTIVAZIONE DEL BINAGHI SENZA PERSONALE. “Mentre l’Aou è in piena tempesta – conclude il Nursind – giungono alla nostra attenzione le dichiarazioni sconcertanti del Presidente della Regione Solinas e dell’Assessore della Sanità Nieddu, che provano a rassicurare l’opinione pubblica affermando che la situazione è assolutamente sotto controllo, che non esiste alcuna criticità, e che si andrà avanti nella scelta di attivare l’ormai semi dismesso ospedale Binaghi, come presidio Covid, senza però fornire alcuna delucidazione riguardo il reperimento delle risorse umane che dovranno mantenere efficiente e operativo un altro presidio ospedaliero. La nostra Organizzazione Sindacale, non può che essere fortemente preoccupata per il dilagare della pandemia, tanto più se continuerà a essere gestita da questa classe politica che governa la Regione Sardegna e amministra le Aziende sanitarie pubbliche, con grave danno all’utenza e ai lavoratori della sanità. Pertanto, a sostegno di tutti i lavoratori e a tutela della sanità pubblica, non faremo mancare tutte le iniziative che riterremo più efficaci e opportune al conseguimento degli obiettivi prefissati”.

 

 

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Assunzioni, sicurezza, indennità: gli infermieri presentano il conto

Ringraziamenti, proclami e promesse non bastano più, quando – con l’aumentare dei contagi – cresce tra i dipendenti del Servizio sanitario regionale l’insicurezza, “determinata dalla scarsa programmazione inerente procedure, protocolli e percorsi, i quali, quando esistenti, troppo spesso vengono elusi per carenza DPI o deficienze strutturali”.
Per ora “si resiste e si cerca con ogni mezzo di contribuire al superamento della crisi”. Ma – fa notare il NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche – “è doveroso chiedere perlomeno un tangibile riconoscimento verso i dipendenti, soprattutto verso il personale dedito all’assistenza diretta ai pazienti affetti da SARS COV 2”.

Il coordinatore regionale di NurSind Sardegna, Fabrizio Anedda, ha scritto all’assessore alla Sanità Mario Nieddu, al commissario straordinario dell’ARES Massimo Temussi e agli altri vertici regionali del settore sanitario per presentare una serie di richieste molto precise. Ecco che cosa è necessario e urgente secondo il sindacato infermieri.

Assunzione immediata di personale infermieristico con proposte che favoriscano il reclutamento per mezzo di bandi inerenti contratti appetibili, meglio ancora ovviamente con contratti a tempo indeterminato, ma di certo non con avvisi che talvolta non riportano neanche la quantificazione del tempo del contratto di assunzione, o che quando presente questo importante particolare, lo stesso risulta di durata talmente breve che spesso vengono rifiutati.
Garanzia di una corretta dotazione di DPI atti a tutelare adeguatamente i dipendenti e gli utenti, nonché chiare ed univoche indicazioni sugli screening e controlli (tamponi o test sierologici COVID 19) a cui si dovrebbero sottoporre i lavoratori esposti a rischio.
Formazione teorico-pratica costante di tutto il personale sulle procedure e protocolli operativi relativi a tutte le fasi e processi di prevenzione e protezione del personale e della salute pubblica in ogni ambito lavorativo, che perseguano l’evoluzione e l’esperienza scientifica inerente l’Infezione e la diffusione del COVID 19 a livello globale e locale.
Riconoscimento di indennità di rischio biologico, quindi l’estensione delle indennità previste per i luoghi a rischio infettivo a partire dal mese di Settembre 2020, per tutti quei professionisti che hanno prestato e tuttora prestano servizio a diretto contatto con persone contagiate da SARS COV 2, prevedendo inoltre per questo frangente di emergenza pandemica, il cumulo con le altre indennità spettanti per ogni singolo lavoratore.
Riconoscimento delle indennità di area critica e/o sub critica a tutti i colleghi infermieri che sono stati reclutati per prestare servizio nelle UU.OO. sub intensive/intensive e o che hanno dovuto prestare assistenza a pazienti critici a seguito di adeguamento/trasformazione delle UU.OO. ordinarie in UU.OO. sub intensive/intensive.
Riconoscimento di una maggiorazione della retribuzione oraria (€ 35/ora), per tutte le ore prestate in servizio oltre la normale programmazione, correlate alla necessità di affrontare l’emergenza ( già attuato in altre regioni).
Considerato che al personale addetto all’assistenza diretta ai pazienti affetti da COVID 19 necessita ulteriore tempo per indossare e dismettere correttamente i DPI rispetto alla normale tempistica prevista dal CCNL, e poiché tali procedure, a garanzia della sicurezza e dell’igiene pubblica e sicurezza del personale sanitario, comportano una successione di azioni che richiedono particolare attenzione, si chiede l’adeguamento dei tempi di vestizione e svestizione dagli attuali 19 minuti ad almeno 60 minuti per turno.
Sabato, 14 novembre 2020

Ospedale Marino: Pazienti Covid dirottati in strutture fatiscenti. La denuncia del NurSind

A denunciare la situazione che va avanti da giorni all’Ospedale Marino di Cagliari è Fabrizio Anedda, il segretario e legale rappresentante pro-tempore del sindacato delle professioni infermieristiche NurSind.“I pazienti Covid sono stati dirottati dal Santissima Trinità al Pronto Soccorso dell’Ospedale Marino. Tutto questo accade senza che ci sia stata nessuna logica programmazione, né tanto meno la formazione del personale. Ancora, possiamo aggiungere, l’ospedale non è minimamente strutturato per ricevere pazienti che presentano problematiche medico internistiche, e che quindi qui non trovano posti letto, camere a pressione negativa (né al Pronto Soccorso né in altri reparti) e tutto ciò che servirebbe per le loro cure. L’Ospedale Marino, inoltre, si è sempre occupato di ortopedia, ma da anni versa in pessime condizioni strutturali”.”La premessa è che la struttura ospedaliera è fatiscente, e non offre certamente il miglior servizio possibile al paziente. Non si sono fatti investimenti strutturali – ha proseguito Anedda – ed è già molto complicato seguire la parte ortopedica di competenza. In questa emergenza Covid, ci ritroviamo ora, invece, davanti a colonne di 13 ambulanze in attesa – come è accaduto nei giorni scorsi – fuori dal Pronto Soccorso. Con pazienti Covid e non Covid e senza possibilità di creare dei percorsi per separare le diverse casistiche. I pazienti restano ore e giorni in attesa di essere destinati in altri ospedali, e così si sono creati anche focolai Covid all’interno del nosocomio: moltissimo personale si è ammalato”.

Il sindacato del NurSind denuncia inoltre che, in questa emergenza sanitaria, si sente ancora di più il peso e la gravità dell’assenza di personale infermieristico e OSS, in numero adeguato, e il relativo demansionamento dei ruoli che ne consegue. “Il personale è carente, il personale è positivo, e in questo modo si blocca l’attività chirurgica e non solo – ha raccontato il rappresentante sindacale – si trattano Covid e non Covid, e ci si sposta da un parte all’altra: così le regole per il contenimento dell’infezione sono messe a serio rischio dallo stesso personale che è costretto a lavorare in questa maniera. Siamo tutti in pericolo: pazienti e professionisti”.

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ISILI – «Mai stati formati, e al San Giuseppe arrivano contagiati»

All’ospedale San Giuseppe di Isili arrivano pazienti Covid ma non ci sono le condizioni per poterli assistere. Nel corso degli ultimi mesi il presidio è stato privato anche di anestesisti e rianimatori figure chiave per poter gestire situazioni d’emergenza come questa.
A denunciare la situazione del piccolo presidio è il Nursind, sindacato degli infermieri. In più di un’occasione, a Isili, si sarebbero ritrovati a gestire i pazienti positivi. «Alcuni sono rimasti in ospedale anche per sei giorni», riferisce Fabrizio Anedda del sindacato.
Dialisi
Difficoltà anche nel servizio di dialisi: sono diversi i pazienti positivi che non possono saltare il trattamento e vengono accolti ad Isili. Ma purtroppo il personale, benché dotato di tutti i dispositivi di protezione individuale, non è mai stato messo in condizione di partecipare a un corso di formazione per le procedure di vestizione e svestizione. «Eppure», precisa Anedda, «l’azienda ha a disposizione delle risorse pari all’1 per cento del monte salari per la formazione del personale».
Medicina
I pazienti Covid sono arrivati anche nel reparto di Medicina dell’ospedale, tenuti in isolamento ma senza nessuna attrezzatura adatta ad affrontare un’emergenza, come i ventilatori o delle telecamere.
«È necessario stabilire se siamo un ospedale Covid oppure no», aggiunge il portavoce del Nursind. Durante il primo lockdown si era parlato della possibilità che il San Giuseppe assumesse i connotati di una struttura Covid ma, secondo il sindacato, non c’è stata nessuna chiarificazione in merito. Intanto si lavora in allerta. «Sono troppe le incertezze, anche sulle procedure da seguire da parte dei lavoratori che hanno contatti con i positivi», conclude Anedda.
Sonia Gioia